Quanto siamo esposti al rischio di contaminazione chimica da pesticidi nei nostri prodotti ortofrutticoli?

Sappiamo benissimo che il consumo quotidiano di frutta e verdura è fondamentale per garantire al nostro organismo l’assunzione di nutrienti preziosi come vitamine e sali minerali, ma anche fibra e composti protettivi come gli antiossidanti.

Proprio per questo è importante che frutta e verdura siano sempre presenti sulle nostre tavole.

I nutrizionisti raccomandano 5 porzioni al giorno per vivere in salute. Ma il dubbio che sorge è legittimo. Se da un lato assumiamo nutrienti importantissimi, dall’altro ci esponiamo a contaminanti ambientali proprio attraverso il consumo di prodotti ortofrutticoli. Ma quanto sono realmente pericolosi per noi consumatori i pesticidi?

Anche per i residui di pesticidi negli alimenti ci sono delle norme di riferimento (Reg. CE 396/05) che fissano i limiti massimi di residui di antiparassitari.

In un articolo pubblicato nel gennaio 2015 dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) è riportato che oltre il 97% degli alimenti valutati in un’indagine condotta dall’Autorità stessa, contiene residui di pesticidi nei limiti di legge. I dati presentati in questo articolo appartengono alla relazione annuale dell’EFSA per il 2013 sui residui di pesticidi negli alimenti.

Il dato emerso da questa indagine quindi è confortante.

Nella nostra quotidianità, inoltre, possiamo contribuire a ridurre ulteriormente l’esposizione ai pesticidi.

  1. Variare le nostre scelte a tavola è un modo per evitare di assumere sempre le stesse sostanze e quindi di esporsi continuativamente sempre alla stessa classe di sostanze.
  2. Lavare accuratamente la verdura e la frutta
  3. Sbucciare la frutta

Anche il trattamento termico può portare ad un’ulteriore diminuzione del contenuto in pesticidi, che vengono degradati dalle alte temperature. Ciò purtroppo non vale per tutte le sostanze impiegate in agricoltura. Alcuni pesticidi, infatti, sono termoresistenti. In questo caso cioè, l’azione di cuocere il cibo non porta alla disattivazione della sostanza che residua nell’alimento.